#OcchialiVerdi

#GiornataMondialeDellAmbiente – LE RAGAZZE SALVERANNO IL MONDO

Cari lettori,

oggi la nostra rubrica festeggia la Giornata Mondiale dell’Ambiente con la lettura di un breve passo del libro “Le ragazze salveranno il mondo. Da Rachel Carson a Greta Thunberg: un secolo di lotta per la difesa dell’ambiente” di Annalisa Corrado (People, 2020).

Libro che vi consigliamo di leggere e che sarà protagonista del nostro prossimo video.

Auguriamo a tutti voi di vivere presto in un mondo più sano.

#GLOBALDIGITALSTRIKE – Intervista circolare #green tra Annalisa Corrado, Marianna Panzarino e Rossella Muroni

In occasione dello sciopero globale, #globaldigitalstrike, organizzato per il 24 aprile 2020 dai Fridays For Future contro la crisi ecologica e per un #ritornoalfuturo post lockdown, Annalisa Corrado, Marianna Panzarino, attivista dei Fridays For Future Roma e Rossella Muroni, ambientalista e deputata, si confrontano online in un’intervista circolare sull’urgenza di una risposta politica concreta sulle tematiche della rigenerazione economica e ambientale in chiave #green.

#COVID19 – Parola d’ordine #ConversioneEcologica

Cari lettori,

anche se in #lockdown pandemico, la nostra rubrica non si ferma.

Il 4 maggio, data sensibile per la riapertura graduale dei comparti industriali, si avvicina ed è tempo di tirare le somme su quanto è accaduto e trovare una soluzione per prevenire disastri futuri.

Per scongiurare altre pandemie economiche e sanitarie dobbiamo avere le idee chiare su quale futuro vogliamo e ci aspettiamo venga messo in essere dalla politica globale.

Per raggiungere tale consapevolezza è necessario prima di tutto comprendere cause e concause della tragedia virale che ci ha travolto e solo in un secondo momento sarà possibile ridisegnare il domani.

In questa prima fase le risposte ci arrivano in modo inequivocabile dalla scienza, baluardo di attendibilità in un mondo sempre più disorientato dalle balle virtuali.

Tutto ha inizio con il contatto promiscuo, ravvicinato e spesso illegale tra l’uomo e un apparentemente innocuo animaletto selvatico abitante delle foreste pluviali e coacervo inconsapevole di virus, batteri e funghi di ogni sorta.

Per sopravvivere e replicarsi questi microrganismi, definiti per l’appunto parassitari, hanno bisogno di un ospite.

È raro ma possibile, come è già accaduto con l’ebola, l’influenza suina o l’HIV (solo per citarne alcuni), il verificarsi di uno spillover. Il virus, cioè, passa dall’animale selvatico all’uomo determinando un “salto di specie”. Le cellule umane, contagiate dal virus, ne diventano la nuova casa in cui vivere e riprodursi pacificamente succhiando nutrimento. Ma il nostro sistema immunitario, concepito per cacciare gli ospiti opportunisti, avvia una guerra all’ultimo sangue producendo una situazione infiammatoria spesso letale, come nel caso del Covid19.

A questo punto sarebbe interessante chiedere alla scienza, ed è qui che risiede il nocciolo della questione, perché un evento così raro si stia verificando con una tale frequenza.

La risposta arriva puntuale con il suo portato di tragicità.

La prima causa va ricercata nel commercio, legale o illegale, di specie selvatiche (wildlife traffick).

Lo scambio di liquidi che avviene per contatto diretto con animali o parti di animali, in assenza di norme igieniche, espone l’uomo a virus o ad altri agenti patogeni di cui quell’animale può essere un ospite.

Il 75% delle malattie umane fino ad oggi conosciute derivano, infatti, da animali e la maggior parte (il 60%) delle malattie emergenti sono trasmesse da animali selvatici.
La seconda causa dell’accelerazione dello spillover deriva dall’arretramento delle foreste pluviali provocato da un’espansione urbanistica selvaggia. Fino ad oggi siamo stati capaci, infatti, di distruggere metà della superfice forestale del pianeta.

Ecco che il corto circuito dato dalla distruzione degli ecosistemi, depredati del loro habitat e della loro biodiversità, causa la diffusione di virus come il Covid19.

A questo disastro appena descritto si aggiunge un altro fattore, altrettanto inquietante, da considerarsi una concausa dell’aumento del numero dei decessi, a parità di contagi da Covid19, in particolari zone piuttosto che in altre. Stiamo parlando della presenza di alti tassi di inquinamento in territori, come quelli del nord Italia ad esempio, che sono la causa di alcune patologie polmonari letali. In Italia si contano ogni anno circa 80.000 morti per l’inquinamento.

A dircelo è lo studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha dimostrato, incrociando i dati statistici ricavati, un collegamento tra i decessi dovuti al Covid19 e le malattie polmonari associate all’esposizione a lungo termine alle polveri sottili e ai particolati che provengono principalmente dalla combustione del carburante delle automobili, dalle raffinerie, dalle centrali elettriche, dall’allevamento e dall’agricoltura intensivi, e da alcune attività domestiche.

Lo studio prova che le persone più esposte all’inquinamento prolungato hanno il 15% di probabilità in più di morire di Coronavirus rispetto a chi vive in ambienti salubri. Respirare queste polveri, infatti, provoca un’infiammazione cronica del rivestimento polmonare, indebolendo la risposta del nostro sistema respiratorio.

Ora che la scienza ci ha aiutati a comprendere le cause di quest’incubo chiamato Covid19, come ce lo immaginiamo il nostro futuro? Come un disastroso ritorno al passato o come una tela bianca sulla quale cominciare a ridisegnare le nostre vite?

Il paese sta per riavviare le attività economiche. Prima lo ha fatto la Cina. Più avanti toccherà agli altri paesi. La tragedia che ci ha colpiti è globale. Siamo tutti in ginocchio, nessuno escluso. E la soluzione non può che essere una per tutti: il vaccino e la riconversione ecologica.

Il tempo è davvero scaduto, è necessario liberare le risorse per avviare un nuovo e più radicale #greenglobaldeal, urgente e deburocratizzato.

È qui che entra in gioco la buona politica che ha il compito di far confluire risorse, già pronte e dedicate, verso la ricerca, i lavori socialmente utili, la valorizzazione e l’incentivazione di aziende, comunità, singoli individui che portano avanti attività sostenibili, ecologiche e non solo remunerative ma capaci di creare posti di lavoro. Aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi della decarbonizzazione. È questo che dobbiamo fare.

Il pianeta deve salvarsi dai disastri provocati dall’uomo, o lo fa lui eliminandoci o lo dobbiamo fare noi ponendo rimedio ai duri colpi che gli abbiamo inferto.

La soluzione ai virus killer passa solo ed esclusivamente da qui.

(Fonti: La Stampa TuttoGreen https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/04/03/news/la-cura-per-tutto-e-tutti-sara-la-riconversione-ecologica-1.38673959 –

La Repubblica https://www.repubblica.it/dossier/scienze/rep-scienze/2020/04/16/news/inquinamento_e_coronavirus-253777980/ –

WWF https://www.wwf.it/perdita_biodiversita.cfm

#IORESTOACASA – Differenziare fa la differenza

Cari amici,

le tragiche vicende che stanno coinvolgendo in modo planetario tutti noi a causa del Coronavirus, dovrebbero indurci a ripensare alle nostre priorità.

Costretti a casa, per il contenimento della pandemia, abbiamo il dovere verso noi stessi e verso le nostre famiglie di non abbandonarci alla depressione. Reagire al dolore, alla paura e all’incertezza nel futuro è un imperativo assoluto.

Ce la possiamo fare e ce la faremo.

Ascoltare una corretta informazione è l’unico modo per proteggerci dalle tante fake news che circolano in questi giorni e che hanno l’unico scopo di farci sprofondare nel panico, come tenerci occupati con piccole attività è un modo per tutelare la nostra integrità psicofisica.

Leggere un buon libro, annotare giornalmente i nostri pensieri su un diario, prenderci cura delle piante, fare ginnastica, dare una seconda vita a oggetti dimenticati, sperimentare nuovi piatti in cucina riciclando avanzi, videochiamare amici e parenti, guardare mostre e concerti online. Queste sono solo alcune delle tante cose che possiamo fare.

Noi di #OcchialiVerdi non potevamo che suggerirvi un’attività #green.

State notando quanti rifiuti si accumulano ogni giorno nelle vostre case?

Questa potrebbe essere, infatti, un’occasione per cimentarsi in una corretta raccolta differenziata.
E noi siamo qui per darvi alcuni suggerimenti.

La prima importante raccomandazione che vi facciamo da parte del WWF, specifica per contenere la diffusione del Covid19, è quella di gettare, in via eccezionale, i fazzoletti del naso usati (che normalmente andrebbero nell’organico) nel secchio dell’indifferenziata. Lo stesso vale anche per mascherine e guanti. Utilizziamo 2 sacchetti (uno dentro l’altro) per la raccolta differenziata e sigilliamoli bene prima di gettarli.

Dopo questa prioritaria indicazione, cominciamo con la differenziazione della PLASTICA.
Prima regola: ridurre il volume degli imballaggi.

Le bottiglie come le schiaccio? Semplice, vanno appiattite orizzontalmente e non schiacciate verticalmente (dal tappo verso il fondo), lasciando il tappo avvitato. Ciò facilita il riconoscimento da parte delle macchine che selezionano le diverse tipologie di plastica e rende le bottiglie stabili sui nastri di riciclo.

Seconda regola: non mettere gli imballaggi uno dentro l’altro. Questa accortezza vale soprattutto nei Comuni che raccolgono plastica e metallo insieme. Evitiamo quindi di infilare, ad esempio, la scatoletta di tonno nella busta della pasta.

Un’altra cosa che dobbiamo sapere è che la plastica (ancora bottiglie di plastica? Ci sono molte alternative… vabbè se proprio capita!) non è tutta uguale, per questo motivo andrebbe trattata in modo diverso. Ad esempio, lo sapevate che gli imballaggi in plastica di colore nero non sono riciclabili? Questo perché durante il riciclo le macchine selezionatrici non sono in grado di identificare questo colore. Quando facciamo la spesa, quindi, privilegiamo gli imballaggi di colore chiaro.

Anche se le vaschette in polistirolo (per quelle volte in cui non si riesce a trovare un’alternativa di acquisto con meno packaging) con la relativa pellicola alimentare vanno nello stesso secchio, separiamole. È un piccolo gesto per facilitare il riciclo.

Passiamo ora a qualche suggerimento per la differenziazione del VETRO.
Prima regola: solo bottiglie e vasetti vanno nella raccolta del vetro.

Seconda regola: eliminare da bottiglie e vasetti i tappi, i collarini e le etichette non incollate.
L’errore che molto spesso facciamo è quello di pensare di dover eliminare le etichette appiccicate con la colla, che ci fanno letteralmente impazzire, perdere tempo e sprecare acqua calda.

No, no e ancora no! Quelle etichette lasciatele dove sono. Eliminate solo quelle adesive che vengono via in un attimo.
Tutti quegli oggetti in vetro che non sono imballaggi come i bicchieri, i piatti o le ciotole vanno nel secchio dell’indifferenziata.
Lastre o specchi vanno all’isola ecologica. Anche cristallo, pyrex, ceramica e porcellana non vanno nella raccolta del vetro perché fondono a temperature diverse.

Concludiamo con la differenziazione della CARTA.
Prima regola: rilassatevi, differenziare la carta è più semplice. Basta piegarla e schiacciarla.

È possibile riciclare giornali, riviste, quaderni, scatole di prodotti alimentari e imballaggi in cartone. Anche i libri, ma questo sarebbe davvero un peccato. I libri di cui desiderate sbarazzarvi metteteli da parte e quando torneremo a una vita normale, portateli in una libreria indipendente. Il libraio ve ne sarà grato e saprà farne buon uso.

In molti Comuni anche il Tetra Pak®, brik del latte e del succo di frutta privati delle parti in plastica, possono finire nel secchio della carta.
NO agli scontrini (che sono in carta termica), alla carta oleata (quella dei formaggi e salumi), alla carta sporca di vernici e solventi, alla carta plastificata e metallizzata, alla carta con residui di cibo.

Se siete interessati, e noi speriamo di sì, ad approfondire l’argomento vi suggeriamo di scaricarvi Junker App, un’app gratuita che vi aiuta a differenziare in maniera corretta e veloce i rifiuti domestici.

Scansionando i codici a barre stampati sugli imballaggi o scrivendo la tipologia di rifiuto, l’app non solo riconosce il prodotto, lo scompone nei materiali che lo costituito e indica il bidone in cui smaltirli ma distingue le diverse regole per la gestione del rifiuto che possono cambiare da Comune a Comune, Junker lo sa!

Più facile di così. E guarda caso Junker App è tra i #GreenHeroes.

Ora, quanto tempo avete dedicato a questa attività? Vi è sembrato tempo perso?

Se così fosse, vi diamo un ulteriore suggerimento: fate la spesa sfusa e con consegna a domicilio. Acquistare #packagingfree vuol dire smetterete di essere accumulatori seriali di imballaggi non biodegradabili che intasano le vostre case e fanno male all’ambiente. La catena dei #NegozioLeggero (www.negozioleggero.it), che a noi fa sempre piacere segnalarvi per l’impegno che mettono per tutelare l’ambiente e fornire ai suoi clienti prodotti di altissima qualità, offre proprio questa possibilità.

Per concludere, ricordatevi che anche con l’acquisto di generi alimentari online è possibile appoggiare le economie più sostenibili, etiche e solidali, come quelle contenute in questo link https://ressroma.wordpress.com/.

Fonte: WWF https://www.wwf.it/news/?52802/come-fare/la/differenziata

https://www.romadailynews.it/occhialiverdi/iorestoacasa-differenziare-fa-la-differenza-0451376/

#PLASTICFREE – Lo sfuso come risposta green all’inquinamento

Cari lettori,

è ufficiale. Non c’è più posto al mondo libero dai rifiuti umani, soprattutto dalla plastica, ritrovata nello stomaco di alcuni crostacei che vivono nella profondità oceanica della Fossa delle Marianne.

A denunciarlo, già nel 2017, sono stati i ricercatori dell’Università di Newcastle in Australia. La scoperta fatta grazie a dei robot sottomarini scesi a 10.000 metri di profondità per realizzare delle riprese per la BBC, è stata sorprendente. A questo punto, spiega Alan Jamieson, coordinatore delle operazioni, è quasi certo che non esistano ecosistemi marini che non siano stati in qualche modo contaminati da detriti prodotti da attività umane.

Non finisce qui. Da uno studio più recente condotto dal WWF, sempre con il gruppo di ricerca di Newcastle, risulta che, attraverso l’acqua che beviamo, sia dalla bottiglia sia dal rubinetto, andrebbero a finire nel nostro organismo circa 2000 minuscoli frammenti di plastica a settimana, che corrispondono al peso di una carta di credito, 5 gr.

L’introduzione della plastica, risalente agli anni della diffusione dello Swing, ha sicuramente semplificato le nostre vite, ma con il tempo ci siamo lasciati prendere la mano in modo devastante. Con l’usa e getta, poi, ne siamo stati completamente invasi.

Alla luce di questi studi, è quindi indispensabile un ripensamento globale del suo utilizzo.

Ma come?

La sua eliminazione è sicuramente inattuabile in tempi brevi. Alcuni provvedimenti, però, possono essere adottati fin da ora. E questo vale per tutta la catena produttiva, fino ad arrivare a noi. Cittadini impigriti dalle comodità messe a disposizione dal mercato e di cui sembra non possiamo più fare a meno.

Sono diverse oggi le associazioni che sollecitano istituzioni e imprese a ridurre la produzione e l’utilizzo di prodotti in plastica usa e getta. Questo non solo garantirebbe una diminuzione della produzione dei rifiuti, ma favorirebbe anche l’uso di oggetti riutilizzabili incentivando politiche di riduzione degli imballaggi in plastica, attraverso un circolo virtuoso che partirebbe da una corretta e diffusa raccolta differenziata, di riciclo, fino al riutilizzo della materia prima.

Dove non fosse possibile eliminare il monouso, sostituire la plastica con materiali biodegradabili e compostabili, smaltibili con la raccolta dell’organico, sarebbe una soluzione auspicabile.

La dimostrazione della sua percorribilità è testimoniata dalla prima rete al mondo di negozi specializzati nella vendita di prodotti sfusi e con il vuoto a rendere, che per loro e’ davvero un punto di forza. La catena “Negozio Leggero”, presente sul mercato dal 2009, per il suo impegno nella salvaguardia dell’ambiente è entrato a far parte del circuito dei #GreenHeroes, iniziativa lanciata da Alessandro Gasmann, con il supporto scientifico di Kyoto Club e in collaborazione con La Stampa Tuttogreen.

Quindi, vendere e acquistare prodotti #senzaimballaggio, è un contributo enorme che possiamo dare già da ora contro l’inquinamento, sia come aziende sia come cittadini che desiderano essere protagonisti della tanto attesa #rivoluzionegreen.

https://www.romadailynews.it/occhialiverdi/plasticfree-lo-sfuso-risposta-green-allinquinamento-0447668/

#STOPCAPORALATO – Presentazione del primo prodotto bio No Cap, il “pomodoro”

Cari lettori,

questa settimana non potevamo mancare alla conferenza stampa, promossa il 25 febbraio da Rossella Muroni (ecologista e deputata LEU) nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, di presentazione del primo prodotto libero dal caporalato, il pomodoro bio No Cap, sostenuto da Goodland, start up che si occupa di rigenerazione agricola.

Un progetto che ha tutte le potenzialità di innescare grandi cambiamenti.

Due i protagonisti.

Da una parte Yvan Sagnet, ex bracciante agricolo, attore principale della rivolta di Nardò nel 2011 che produce la prima legge sul caporalato (Legge n. 148/2011) e il nuovo disegno di legge migliorativo approvato questa estate al Senato (Ddl 2217), oggi Presidente di No Cap. Dall’altra Lucio Cavazzoni, dal 1999 prima Amministratore delegato e poi Presidente di Alce Nero, oggi Presidente di Goodland, una realtà che ha come obiettivo economie, ecologie, imprese che producano un forte impatto sociale sui territori.

Insieme hanno dato vita, mettendo al centro il rispetto della dignità del bracciante agricolo e quello della terra, a un circolo virtuoso che abbraccia tutta la catena produttiva: i lavoratori, migranti che vivono nei ghetti ai quali viene restituita umanità attraverso contratti equi; le aziende agricole, come quelle di Rignano Garganico, che si impegnano al rispetto dei lavoratori da una parte e della sostenibilità ambientale dall’altra; i gruppi della distribuzione, che decidono il tipo di economia che vogliono sostenere e promuovere; i consumatori finali, che finiscono per essere consumati dalla serialità e dall’economia di scala di un sistema industriale basato sullo sfruttamento delle risorse e delle persone.

«Il senso di impotenza» dice il Presidente Cavazzoni, «che si prova a scoprirci complici involontari di una pressione, spesso insostenibile, sull’ambiente e sulle persone, a causa di un prodotto che acquistiamo, ci fa stare male».

«Contro lo sfruttamento dei braccianti» dice la deputata LEU Muroni, «serve una lotta senza quartiere a caporali e imprenditori senza scrupoli che si arricchiscono sulle spalle dei lavoratori». «Dobbiamo inoltre ricordarci» prosegue la deputata, «che tutti possiamo fare qualcosa per contrastare il caporalato: non comprare a prezzi troppo bassi, ma acquistare solo prodotti il cui costo possa retribuire in modo equo il lavoro agricolo che c’è dietro».

E l’unico modo che abbiamo per non renderci complici infelici di questa economia malata è quello, come ama spesso ripetere Annalisa Corrado, di “scegliere con il portafoglio” ossia diventare anche noi protagonisti consapevoli di ciò che vogliamo sostenere.

Alla Conferenza Stampa hanno preso la parola, oltre alla deputata LEU Rossella Muroni e ai due protagonisti del prodotto-progetto, anche Maria Luisa Terrenzio (imprenditrice agricola Prima Bio), Lucia Pompigna (bracciante agricola), Bruno Hassemer (fondatore Biopolis), Annalisa Corrado (ecologista e co-portavoce Green Italia), Giovanna Melandri (Presidente Fondazione MAXXI).

https://www.romadailynews.it/occhialiverdi/stopcaporalato-presentazione-del-primo-prodotto-bio-no-cap-il-pomodoro-0446288/

#EDUCAZIONEGREEN – Il verde e i mozziconi, una convivenza impossibile

È un tranello in cui ci lasciamo cadere, un gesto di liberazione molesto che giorno dopo giorno diviene abitudine tossica, un senso di estraneità all’altruismo che genera altruismo, una capacità imitativa irresponsabile del “se lo fai tu lo faccio anch’io”.

Con questa visione strozzata della condivisione, l’imbrattatore stolto approfitta di ogni spazio comune, un’area incustodita, un giardino poco frequentato, il retro di una macchinetta del caffè in un ospedale, una spiaggia libera, il sottoscala di un edificio, un vaso in cui la terra custodisce e alimenta le radici di un albero su una via, e molla noncurante il fastidioso incomodo.

Poco importa se il suo scarto si sommerà agli altri scarti per formarne una montagna ai quali magari qualcuno, indispettito, darà fuoco.

Non sa l’imbrattatore stolto che l’aria, la terra, tutto intorno a lui si intaserà di sostanze nocive che andranno a finire nel cibo e nell’acqua che darà da mangiare e da bere ai suoi genitori, ai sui amici, ai suoi fratelli, ai suoi figli?

Solo per fornirvi qualche dato sui mozziconi di sigarette, che oggi abbiamo preso di mira, basta leggere i risultati pubblicati da Cristina Nadotti (la Repubblica, 19 settembre 2019) della campagna #puliamoilmondo2019, promossa da Legambiente, in cui sono stati monitorati 87 spazi verdi in tutta Italia, frequentati principalmente da bambini e ragazzi, famiglie, anziani e sportivi.

La classifica dei rifiuti abbandonati, e raccolti da 564 volontari, in 100 metri quadri vedono al primo posto proprio i mozziconi di sigaretta che rappresentano il 37,5% dei rifiuti, una quantità spropositata. È come se in una casa di 100 metri quadri composta da cucina, salone, bagno e tre camere, il pavimento della cucina, del bagno e di una camera da letto fosse completamente ricoperto di mozziconi di sigaretta.

Allargando i nostri confini e abbracciando il resto del mondo, l’articolo di Chiara Guzzonato, (Focus, 21 luglio 2019), fa al caso nostro. Durante la campagna annuale sui rifiuti, sponsorizzata da Ocean Conservancy, sono stati raccolti in molte spiagge del pianeta, dove molti uccelli scambiando i mozziconi per vermi li inghiottono e muoiono, più di 60 milioni di mozziconi di sigaretta, pari al 30% della spazzatura totale. Probabilmente sufficienti a ricoprire i pavimenti del palazzo dell’ENI a Roma, e in qualche ala fare un multistrato.

È per questo motivo che oggi abbiamo deciso di compiere un piccolo gesto con la speranza che possa divenire virale. Proprio come un virus che contagia gli occhi, il respiro, entra nel sangue e fa venire la febbre del rispetto per ciò che è eterno nonostante noi.

https://www.romadailynews.it/occhialiverdi/educazionegreen-verde-mozziconi-convivenza-impossibile-0444929/

#EventoKyotoClub – I #GreenHeroes al convegno “I nuovi paradigmi della transizione climatica”

Cari lettori,

siamo giunti al secondo appuntamento di questa rubrica che ci vede impegnate in alcune riflessioni che sono per noi dei punti di non ritorno.

Ha ragione Greta Thumberg, la sedicenne svedese che dall’agosto del 2018 ha conquistato le piazze e la ribalta dei media di tutto il mondo, a ritenere la politica responsabile di non aver introdotto una regolamentazione e limitazione in ogni campo (energetico, civile, industriale, agricolo…) all’uso dei combustibili fossili, cioè del petrolio, carbone gas metano?

Crediamo a quanto (ormai tutti) gli scienziati di autorevoli centri di ricerca internazionali ed europei, i cui lavori vengono continuamente
elaborati, sistematizzati e divulgati dall’IPCC (intergovernamental Panel in Climate Change, insediato presso le nazioni unite), stanno dicendo da decenni, ossia che l’aumento indiscriminato della concentrazione di CO2 in atmosfera, dovuto alle attività umane, sia la causa del della crisi climatica che si sta manifestando a livello globale?

A dispetto dei negazionisti, come ha dimostrato vistosamente di esserlo il presidente americano Donald Trump, e qualche politico di casa nostra che si è affidato all’inconsistenza di una scadente ironia, noi riteniamo che SÌ, gli scienziati hanno sempre avuto ragione e ha ragione Greta ad accusare la politica di totale inazione davanti a questo disastro climatico.

Sono le evidenze scientifiche a parlare, e quando in una disputa hai le prove per dimostrare le tue tesi, tutto il resto è aria fritta.

Questo poteva sembrare implicito, ma è sempre bene stabilire il punto dal quale questa rubrica prende le mosse.

Sono passati più di venti anni da quel 1997 in cui, durante la COP3 di Kyoto, venne compiuto un primo passo internazionale per il controllo
delle emissioni Climalteranti. L’accordo entrò in vigore solo nel 2005, ma, con tutta evidenza, non ha costituito l’auspicato punto di non ritorno rispetto alle politiche energetiche e industriali fossili ed inquinanti dei Governi.

Poi nel 2015 sembra finalmente cambiare tutto. Un momento considerato storico da più parti: arriva l’Accordo di Parigi,195 Paesi si impegnano a mettere in atto ogni azione possibile per mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto del 2°C rispetto ai livelli preindustriali, puntando a limitare l’aumento a 1,5°C, e supportando i paesi in fase di sviluppo, i primi a subire gli effetti devastanti della crisi climatica.

Eppure da allora (sono passati più di 4 anni) non si è vista traccia della vera e profonda rivoluzione che servirebbe. Una rivoluzione che dovrà trasformare profondamente tanto il comparto energetico, quanto quello produttivo e industriale, tanto il settore della mobilità e dei trasporti quanto quello dell’agricoltura e dell’industria; una rivoluzione che deve coinvolgere tutto: dalle politiche internazionali “più alte” fino agli stili di vita di ciascuno di noi.

Una transizione che per il momento si sente solo nominare (spesso in pompa magna e trionfalmente), ma che, purtroppo, stenta a manifestarsi con la dovuta radicalità. Basti pensare al mondo delle fonti fossili che viene sovvenzionato molto più di quello “Green” (solo in Italia siamo a 19 miliardi di € all’anno contro 15), alle politiche commerciali internazionali che, ancora una volta, svendono territori e salute al miglior offerente (che magari si biasima per l’assenza di politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, come accade con Trump e i mefistofelici accordi che prendono il nome di TTIP), alla deforestazione che devasta ampie zone del mondo. Dall’Europa a trazione Von Der Leyen arrivano segnali incoraggianti, ma ancora non passi concreti sufficienti e intanto, l’Italia, si accontenta di rispondere, senza nessuno slancio, ai “compiti” richiesti agli Stati Membri prima degli accordi di Parigi, presentando un piano per l’Energia e il Clima profondamente inadeguato alle nuove sfide.

Al convegno del 13 febbraio 2020 “I nuovi paradigmi della transizione climatica”, promosso a Roma dall’organizzazione no-profit Kyoto Club, coincidente tra l’altro con l’Anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Annalisa Corrado ha mostrato i risultati di una
campagna interessante in grado di restituirci qualche speranza.

Quando la politica crea vuoti non sempre questi spazi fantasma, questi luoghi non-luoghi tanto cari a Marc Augè in cui tutto diviene indefinito e privo di identità, sono occupati in modi incongrui, pericolosi, allarmanti e deflagranti dalla sub cultura politica che ci vuole bisognosi di un leader carismatico che da buon uomo cannone quale è ha sempre una risposta su tutto, una soluzione concreta su niente, e tante paroline d’ordine semplificate e inebrianti da sparare su una folla non avvezza alla complessità. Perché c’è un’Italia composta da una comunità di singoli con il pallino del rispetto per il bene comune, armati di creatività, sapienza, volontà e di un ottimismo compresso pronto a esplodere e a far delle loro idee arte.

Stiamo parlando dei #GreenHeroes, gli eroi dell’ #innovazione generativa, dell’ #economiacircolare, del #riciclo, della #sostenibilità, che hanno studiato il modo di trasformare gli scarti di lavorazione in nuovi materiali preziosi, in maniera non solo “più sostenibile”, ma addirittura benefica per l’ambiente.

Individuati attraverso un progetto sostenuto da Alessandro Gasmann, e promosso dal comitato scientifico degli esperti di Kyoto Club, tra cui
Annalisa Corrado, da La Stampa Tuttogreen, con il prezioso supporto di Roberto Bragalone, le loro storie sono raccontate (e continueranno a
comparire ogni venerdì) dal noto attore sul suo account Twitter @GassmannGassman.

Oggi ve ne presentiamo uno: Eugenio Cavalli e il diserbo ecologico di HerBeeSide.

E non sarà l’unico ad affacciarsi nella nostra rubrica.

https://www.romadailynews.it/occhialiverdi/eventokyotoclub-greenheroes-al-convegno-nuovi-paradigmi-della-transizione-climatica-0444271/

#CampagnaGreen – “NO2, no grazie”. Installazione del rilevatore di biossido di azoto

Installare il mini kit di rilevazione del biossido d’azoto? Fatto.

Non possiamo desiderare di più che inaugurare #OcchilaiVerdi aderendo alla terza edizione della campagna “NO2, no grazie” promossa dalla onlus Cittadini per l’aria e dall’associazione #Salvaciclisti Roma, in collaborazione con il giornale la Repubblica Roma.

La campagna vede protagoniste, oltre a Roma, le città di Napoli e Milano.

L’opportunità di installare il kit di misurazione della qualità dell’aria è stata estesa a tutti: cittadini, scuole, aziende, condomini. «Si chiama scienza partecipata» ha detto la presidente di Cittadini per l’aria, Anna Gerometta, a la Repubblica, è ha lo scopo di diffondere la consapevolezza sui rischi da emissioni di NO2, indicatore principale dell’inquinamento da traffico stradale.

La necessità di un intervento politico sulla regolazione del traffico è ormai urgente perché la quantità di biossido di azoto nell’aria supera troppo spesso la percentuale tollerata dal nostro organismo e, soprattutto, da quello dei bambini che hanno un sistema immunitario meno efficiente di quello degli adulti.

Nel 2018, infatti, la concentrazione media annua di NO2 a Roma ha raggiunto i 66 microgrammi per metro cubo (Fonte: CNR) rispetto al limite medio annuo di 40 microgrammi per metro cubo.

A marzo smonteremo il nostro kit, installato alla fermata dell’autobus fronte libreria Pagina 348, e lo consegneremo in uno dei punti di raccolta segnalati.

https://www.romadailynews.it/altre-notizie/campagnagreen-no2-no-grazie-installazione-del-rilevatore-biossido-azoto-0442748/


	

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